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1962-1999
Il primo passo“Esordio scoppiettante”. Ore 10,37. Il 27 ottobre 1999 la Reuters smarrisce per un attimo l'anglosassone cinismo dei dispacci di agenzia. Acsm, dopo due tentativi frustrati dall'eccesso di rialzo, ha aperto in Borsa con un rialzo del 35 per cento.
E' un debutto che conforta le anticipazioni degli analisti: “Potrebbe essere il primo passo di una nuova era nelle privatizzazioni delle ex municipalizzate, innescando un effetto a catena su aziende anche di dimensioni più piccole” scriveva l'Ansa alla vigilia dello sbarco in piazza Affari della società comasca. Il sindaco Alberto Botta, del resto, non aveva dubbi: “Molti comuni ci copieranno” dichiarava alle agenzie il giorno prima.
“Eravamo emozionati. Fiduciosi, ma emozionati” racconta ai cronisti Pier Paolo Prizzi, presidente e amministratore delegato di Acsm, lasciando palazzo Mezzanotte al termine di una mattinata dalle sensazioni forti. Quell'esordio in Borsa regala prime pagine e titoli di testata. Domande pressanti sui futuri scenari, le strategie e le alleanze. Ma anche il desiderio di rivisitare il proprio percorso industriale, che comincia quando il Consiglio comunale di Como approva la proposta formulata dalla Giunta di Lino Gelpi: la gestione del gas ritorna in mano pubblica. Siamo a ridosso dell'estate del 1962. Trascurandone gli albori, è davvero quello il primo passo della società che, sulle soglie del nuovo millennio, sarebbe scesa sul mercato in direzione della privatizzazione. L'oscillazione fra pubblico e privato è un paradosso soltanto per effetto ottico: ogni singolo passaggio deve essere calato nelle differenti congiunture — storiche e sociali — che sanciscono il primato di una politica economica sull'altra. All'inizio degli Anni Sessanta, la fornitura del gas era in carico alla Società anonima di Angelo Verga (privata), subentrata nel 1926 all'Amministrazione officina (municipale) che a sua volta aveva rimpiazzato nel 1893 una concessionaria di regime privato. Il nuovo trapasso formale avviene il 29 dicembre 1962. Giuseppe Terragni (presidente) e Riccardo Gelera (direttore), animati dalla passione che reclamano le sfide e dalla competenza che consente di sostenerle, prendono in consegna l'impresa: Azienda comunale del gas. La società, con sede in via Benzi, si mette in marcia all'inizio del 1963 e si misura subito con l'inventario degli impianti. “In stato di normale funzionamento” taglia corto un'annotazione burocratica. Ma in realtà occorre risanare e riarticolare una rete di soli 93 chilometri che, nell'inflessibile rapporto elaborato da un'équipe specializzata tedesca, presenta oltre 700 punti di perdita e serve 19 mila persone. Il problema non è puramente manutentivo. Occorre sganciare la produzione del gas mediante distillazione e gassificazione di carbone fossile. Il ricorso al metano (il gas naturale isolato da Alessandro Volta) diventa realtà nel 1965, con la prima assegnazione dalla Snam. È una conversione progressiva ma decisa che procede di pari passo con l'ampliamento della rete di distribuzione, che tallona l'espansione urbana a sud e nei pressi del confine con la Svizzera. L'azienda, nonostante il verticale aumento del costo del personale (92 per cento in più) e dell'approvvigionamento (37 per cento), mantiene ferme le tariffe (inchiodate al 1955) e realizza incoraggianti utili di esercizio. In quei numeri c'è il fiato sufficiente per un ulteriore slancio. Mentre Como riorganizza se stessa, assistendo all'emigrazione dell'industria, la società di via Benzi è pronta a farsi carico di un ulteriore castello di prestazioni. |
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